Lo spazio dell'interpretazione

Tutta la ricchezza del lavoro clinico sta nella possibilità di un'integrazione tra la significazione del rimosso, che mette in movimento aree di esperienza già metaforizzate, consentendo una loro espressione sul piano del processo secondario e dei significati condivisi, e un lavoro di interpretazione che riflette, invece di significare, vissuti che emergono spontaneamente per la prima volta favorendone la metaforizzazione. La disponibilità del terapeuta a farsi "usare" dal paziente, mantenendosi "vivo" sul piano mentale ed emotivo all'interno della relazione terapeutica, non è il prodotto di una generica "generosità ma il risultato di una condizione specifica favorita dalla stesso dispositivo di cura: l'attivazione della dimensione "isterica", onirica dell'esperienza che consente l'identificazione con il paziente, pur mantenendo la propria identità. Frasi "usare" dal paziente per la significazione o per la costituzione di un suo desiderio, consente al terapeuta l'estensione della propria soggettività desiderante e gli restituisce un compagno di viaggio vivo e desiderabile. 

(tratto da: Lo spazio dell'interpretazione, di Sarantis Thanopulos, Borla 2009)